TOUR DES COMBINS

ottobre 28, 2010 by  
Nella categoria montagna, racconti

22-28 LUGLIO 2010 di Paolo Penzo

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Dopo il Trekking del Monte Bianco la speranza di continuare in altre simili avventure è sempre stata alta. Impossibilitati nell’anno 2009, una nuova avventura è stata messa allo studio per il mese di luglio 2010. E cosa poteva essere se non quanto già messo in evidenza nella relazione sul giro del Monte Bianco del luglio 2008, quando ad un certo punto si diceva “ superiamo Aosta non prima di aver ammirato sulla destra una magica visione del gruppo del Grand Combin “.

Ecco, quindi, individuata la nostra meta: il Tour des Combins, con il maestoso quattromila sito interamente in Svizzera. Si tratta, infatti, di un Tour abbastanza nuovo, poco conosciuto dagli italiani che si sviluppa ad anello rimanendo in quota ed al cospetto del vasto massiccio glaciale del Grand Combin. La partenza per chi proviene dalla Valle d’Aosta è il piccolo borgo di Saint Rhémy- en- Bosses dove viene anche concluso.

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L’appuntamento per la partenza è fissato a Mestre alle 6,30 del 22 luglio dove si ritrovano Paolo, Francesco, Monica, Mario, Stefano e Vito. Rispetto ai partecipanti al giro del Monte Bianco 2008 mancano Gianni e Nane impossibilitati per motivi vari. Il gruppo è adeguatamente caricato e ben preparato per affrontare questa nuova avventura più impegnativa delle precedenti. C’è solo una certa preoccupazione per il tempo che per i prossimi giorni non è previsto dei migliori.

Si parte presto perché il programma prevede, nella migliore delle ipotesi, di raggiungere dopo la partenza da Saint Rhemy- en- Bosses in 2/3 ore il Colle del Gran San Bernardo per pernottare nello storico, millenario Ospizio che già si trova in territorio svizzero. La parte automobilistica del viaggio si svolge regolarmente, il tempo è soleggiato e caldo e una volta raggiunta Aosta decidiamo di puntare direttamente su Saint Rhemy- en- Bosses e di raggiungere già il Colle del Gran San Bernardo. La strada da Aosta al piccolo borgo è veloce e riusciamo a parcheggiare vicino a un ristorante che ci accoglie con ottime pietanze. Il tempo a disposizione non è molto ed il nostro permanere nel locale deve essere velocizzato perché nuvoloni carichi di pioggia stanno riempiendo il cielo verso il Colle del Gran San Bernardo. Decidiamo di partire sperando che la fortuna ci assista. Attraversiamo il borgo di Saint Rhémy- en- Bosses e la sua via centrale delimitata da storici edifici di recente ristrutturati e proseguiamo lungo la carrozzabile per il Gran San Bernardo fino ad incontrare l’imbocco dell’antica strada romana che risaliamo fino alla casa ospitaliera in località Cantine de Fonteinte. Qui il sentiero attraversa 2 volte la strada, poi si inoltra sul pascolo del vasto anfiteatro ai piedi della Pointe du Dròne e del Pain de Sucre. Dopo aver attraversato ancora una volta la carrozzabile, percorriamo un tratto di strada romana incisa nella roccia e  ancora perfettamente conservata e  raggiungiamo il Plan de Jupiter sul Colle. Nei pressi della grande statua di San Bernardo prendiamo il sentiero che sale di qualche metro e poi la strada che conduce davanti all’Ospizio.

Tutta la salita si è svolta con l’ansia di trovarsi in mezzo al maltempo che per fortuna ci ha preso solo al nostro arrivo sul Colle. Per fortuna l’obiettivo di poter pernottare nello storico Ospizio, già il giorno della partenza da Mestre, viene considerato  come auspicio di buon successo del Tour. L’accoglienza è stata cordiale e la sistemazione nella camera veloce tanto da poterci consentire, prima della cena, la visita ad alcune delle bellezze storiche più interessanti dell’Ospizio. Nel frattempo una violenta bufera con vento e pioggia mista a neve investiva il Colle confermando quanto prezioso è adesso come nei secoli passati questo ricovero. Mangiamo nella sala mensa assieme  a decine di escursionisti e pellegrini ( siamo gli unici italiani ) e poi ben presto ogni gruppo si reca nelle rispettive camere. Il maltempo proseguiva violento e prima di dormire tutti hanno manifestato una certa preoccupazione per  il mantenimento del programma del giorno successivo.

La mattina del 23 la sveglia avviene al suono di simpatiche melodie di natura religiosa che si concludono alle 8.00 con l’inno in onore di San Bernardo. Le condizioni del tempo, nel frattempo,  non sono cambiate, la nebbia avvolge tutto mentre la pioggia cade incessantemente accompagnata da forti raffiche di vento. Tutti gli ospiti dell’Ospizio sono preoccupati e incerti sul da farsi; è meglio aspettare e sperare…Ormai sono passate le 9.00 e nulla di sostanziale è cambiato. A questo punto bisogna decidere. Il nostro gruppo ed altri 2 lasciano l’Ospizio e si avviano verso Bourg- Saint- Pierre raggiungibile dopo non meno di 3 ore. La discesa ha inizio al margine del parcheggio a est dove il sentiero prende a scendere lungo la Combe des Morts, costeggiando a tratti la strada carrozzabile. Traversata quest’ultima scendiamo lungo una valletta completamente ricoperta di rododendri, oltrepassiamo il torrente e  poi a sinistra verso l’alpeggio La Pierre. Scendiamo al Lac de Toules, quindi lungo una strada sterrata, facendo rimanere a destra la diga e raggiungiamo infine Bourg Saint Pierre. Tutta la discesa è stata effettuata sotto una continua pioggia accompagnata spesso da raffiche di vento di notevole intensità. All’arrivo al piccolo borgo a 1632 mt il tempo improvvisamente migliora ed appare persino il sole.. Dopo aver attraversato il borgo  e visitato il ponte romano, la fontana, il campanile e l’antica chiesa prendiamo la strada che si dirige a destra attraverso i prati e supera con un sottopasso la strada del Gran San Bernardo. Al margine del parcheggio seguiamo l’itinerario che si dirige verso la Cappella di Notre Dame de Lorette dove decidiamo di consumare un veloce pasto al caldo sole che si mantiene alto in cielo. Tutto ciò è di breve durata, intorno le nuvole si intensificano e bisogna decidere se proseguire o cercare un pernottamento nel piccolo borgo. La decisione è di proseguire verso Cabane de Col  de Mille a 2473 mt con un percorso lungo e faticoso di almeno 4 ore e mezza. L’itinerario prende quota dolcemente nel bosco per sbucare sui pascoli di Creux du Mà  a 1975 mt ove arriviamo già sotto la pioggia e avvolti dalle nuvole. Continuiamo a sinistra entrando in un grande vallone. La visibilità è molto ridotta e continua a piovere. Trascurato un sentiero sulla destra proseguiamo a sinistra e con una traversata sulle ripide praterie non semplice per lo stato scivoloso del terreno e le forti raffiche di vento raggiungiamo l’alpeggio di Coeur. Proseguiamo per il sentiero che con pendenza regolare raggiunge la spalla erbosa di Vuardette da dove procediamo con un’ulteriore lunga traversata ai piedi del Mont Rogneux  per giungere con un ultimo tratto esposto al rifugio. L’arrivo tra le nuvole e sotto una forte grandinata alla Cabane de Colle de Mille pone finalmente termine ad una avventura portata a termine con uno sforzo psico-fisico notevole e grazie solo alla nostra preparazione, determinazione e soprattutto esperienza. Il rifugio è d’alta montagna con gabinetto esterno a oltre 20 metri. Il nostro arrivo è stato l’ultimo della giornata ed è stato salutato dai gestori e dagli altri escursionisti con sguardi di compassione ma anche di ammirazione. Sistemati per la notte nel grande camerone e posto ad asciugare nelle vicinanze della stufa a legna accesa per l’occasione ciò che è possibile, viene servita la cena mentre fuori la pioggia si è tramutata in nevischio.A consolazione ci viene riferito che le previsioni del tempo non danno segni di forte miglioramento e che il rifugio Bagnoud Panossière, dove dovremmo pernottare il giorno successivo è al completo! Tutto ciò non ci demoralizza più di tanto poiché l’agognato riposo al caldo è quanto, in quel momento, ci interessa di più.

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La mattina successiva non nevica più, la temperatura è abbastanza rigida e tutt’intorno persistono delle nuvole meno minacciose del giorno precedente. La meta è di raggiungere, a variazione del programma di massima, il rifugio Brunet. L’avvio avviene nella solitudine poiché altri escursionisti  si trattengono nel rifugio oppure decidono di scendere a valle.

Dal Col de Mille iniziamo la discesa nella val de Bagnes e, toccando alcuni alpeggi, raggiungiamo la Treutse da dove si gode, in condizioni normali di visibilità, di un ottimo panorama sui villaggi dell’omonimo comune che è il più grande della Svizzera. Seguiamo poi il sentiero che si dirige verso est tra piantine di mirtillo e pini cembri in una variabilità di tempo notevole ma senza pioggia. Le morene sotto il Mont Rogneux sono di una bellezza indimenticabile sia per la particolare conformazione che per la ricchezza e variabilità della vegetazione. Il più entusiasta di tutti è ovviamente Francesco che da buon geologo è addirittura affascinato dallo spettacolo tanto da riuscire a trasmettere a tutti noi il suo entusiasmo. Questa tappa ci ha consentito, inoltre, di osservare una serie infinita di cascate e laghetti oltre che un grande bosco di pini cembri di rara bellezza. Tutto ci appare bello anche perché il tempo sembra migliorare  consentendoci così di ammirare i primi , ampi panorami. Il rifugio Brunet a 2103 mt è moderno ed accogliente. Ci sistemiamo in una bella camera esclusiva e riusciamo a gustare dei buoni piatti essendo il rifugio anche un ottimo ristorante. Riusciamo a fare dei brevi giri intorno e finalmente intravediamo i primi ghiacciai del Petit Combin. Le previsioni del tempo per il giorno dopo sono positive  per cui, dopo l’ottima cena servita alle 18,30, ci corichiamo con lo spirito soddisfatto convinti di aver superato la fase più critica del trekking.

Il giorno dopo 25 luglio il sole splende alto e riscalda da subito i nostri primi passi verso  il Rifugio Bagnoud-Panossière sito a 2650 mt posto sulla morena destra sopra il ghiacciaio di Corbassière e nodo centrale del Trekking. Dal rifugio Brunet, dirigendosi verso sud-est, un buon sentiero ora in salita ora in discesa ci conduce a La Maye da dove, lasciando a destra il filo della morena, scendiamo nell’antico bacino del ghiacciaio di Corbassière. Alcuni tornanti in salita ci consentono di raggiungere la passerella sulle acque tumultuose del torrente che ha origine dal ghiacciaio. Risaliamo il fianco della morena raggiungendo il sentiero proveniente dal paese di  Fionnay che conduce alla Cabane F-X Bagnoud-Panossière. Il rifugio è molto grande e ristrutturato di recente. Il gestore è persona pratica e lo si vede dalla velocità con la quale risolve i problemi che gli vengono posti dai numerosi gruppi di varia nazionalità. Il sole splende alto, fa abbastanza caldo ed il Grand Combin appare vicinissimo in tutta la sua maestosità e ricchezza di masse glaciali.

C’è la possibilità di farci servire una abbondante “ Fonduta “ che ci gustiamo sulla terrazza del rifugio. Il buon umore è evidente come pure la voglia di  beneficiare al massimo di quel momento meraviglioso che va completato, ovviamente, con l’attraversamento del ghiacciaio di Corbassière per portarsi sull’altro versante dove si può ammirare dal basso le lingue glaciali che scendono dal Combin de Corbassière e dal Petit Combin. Il ghiacciaio ha molti crepacci ma l’attraversamento non presenta particolari difficoltà. Torniamo quasi al calar del sole al Rifugio dove la cena viene servita alle 19.00. Nel frattempo si alza un forte vento e ben presto il rifugio è immerso nella nebbia mentre comincia a nevicare e la temperatura subisce un immediato, forte abbassamento. Ben presto la sala da pranzo si svuota e tutti si recano nelle belle e comode camerette. La giornata è stata senz’altro positiva e non ci preoccupa più di tanto il perversare del maltempo in quanto le previsioni annunciano tempo variabile con prevalenti schiarite.

La mattina del 26 ci troviamo in sala pranzo senza fretta, fuori continua a cadere nevischio che per fortuna non attecchisce al suolo; certamente nella breve salita ai 2846 mt del Col des Otanes la neve  si farà sentire. Siamo rallegrati dal fatto che altri 2 gruppi hanno in programma di effettuare la nostra tappa; non siamo, quindi, soli come finora era successo. L’arrivo è previsto alla Cabane de Chanrion a 2462 mt per una durata del percorso superiore alle 8.00 ore effettive di cammino. Dopo aver costeggiato la morena di destra del ghiacciaio, iniziamo la ripida salita ai 2846 mt del Col des Otanes  ,  punto culminante del Tour des Combins. Da qui le guide segnalano che il panorama è splendido, in un anfiteatro di rocce e ghiaccio dove il Grand Combin sovrasta uno dei più spettacolari siti delle Alpi. Purtroppo la nebbia e la neve ci ha impedito in parte di gustare tutto ciò. Scendiamo dapprima su una pietraia e poi tra mammelloni rocciosi e raggiungiamo la Tseumette. Da questa altura erbosa possiamo ammirare le cime del Mont Pleureur, la Ruinette ed il fondovalle essendo migliorato notevolmente il tempo.. Raggiunto il ponte continuiamo a scendere  in direzione di Mauvoisin e dell’omonima diga che ha un imponente muro di cemento di 250 mt di altezza costituendo così la più alta diga ad arco d’Europa. Raggiunta la strada risaliamo alla diga attraversando poi il muro di coronamento prendendo la direzione Chanrion-Col de Tsofeiret. Continuiamo lungo il lato destro orografico del lago, passando accanto ad alcune belle cascate prima di salire dolcemente verso il pianoro di Tsofeiret ove consumiamo un veloce pasto nelle praterie ricche di stelle alpine e negritelle protetti dal vento dietro grandi massi per poi risalire nuovamente fino al colle. Quindi scendiamo ripidamente sulla morena, attraversiamoil ponte sul torrente Brenay e  raggiungiamo, infine,  il rifugio Cabane de Chanrion. Al rifugio il gestore alquanto nervoso ci accoglie in modo non del tutto gentile comunicandoci che il rifugio è al completo e che non può sistemarci. Nel primo momento ci mette in difficoltà, ma poi con pazienza, diplomazia e buona volontà una soddisfacente soluzione viene trovata per noi e altri escursionisti cosicché la cena può essere consumata in serenità e prima delle 22.00 tutti sono già nelle rispettive camere. Per il giorno dopo le previsioni del tempo sono buone con tappa che  prevede il rientro in Italia al rifugio Letey Champillon a 2465 mt  per una durata effettiva del percorso di 9.00 ore.

La sveglia al mattino del 27 avviene presto in quanto tutti i gruppi hanno fretta di muoversi; infatti il tempo è buono, ci sono delle nuvole ma il cielo è in parte sereno e alcune delle cime più alte sono già illuminate dal sole. Siamo, pertanto, animati da grande entusiasmo per le ottime possibilità che la giornata sembra offrirci, con sole, nevai da attraversare, panorami meravigliosi e non ultimo il rientro in Italia attraverso la Fénetre du Durand ed il raggiungimento del rifugio Letey Champillon. Dal rifugio scendiamo sui pascoli fino al ponte di Grand Chermotane dove iniziamo la salita, dapprima piuttosto ripida poi più dolce, che porta al Colle Fénetre du Durand a 2797 mt racchiuso tra la severa parete del Mont Gelé ( 3518 mt ) e il Mont Avril ( 3347 mt ). Da qui scendiamo sul sentiero che attraversa il macereto, transita accanto ad un laghetto e poi in una zona caratterizzata da grandi massi. Raggiunta l’Alpe Thoules seguiamo la strada sterrata fino a Lombardin, da dove un sentiero conduce all’alpeggio di Balme. Prendiamo ora la strada pianeggiante degli alpeggi fino a incontrare il sentiero che si dirama sulla destra. Saliamo lungo il pendio erboso e raggiungiamo il Ru de By. Procediamo ora lungo il tracciato pianeggiante che attraversa l’ampia conca di By per giungere nei pressi dell’Alpe Néan dove l’itinerario abbandona il Ru de By per salire lungo il sentiero all’alpeggio di Pessinoille e di qui al rifugio Letey-Champillon. Il rifugio non è affollato come i precedenti in Svizzera anche perché una parte degli escursionisti che dovevano arrivare dalla Cabane de Chanrion sono scesi, probabilmente, al paese di Ollomont. Il rifugio è accogliente e ordinato ed è proprio quello che ci voleva con una camera solo per noi, una cena abbondante a base di pastasciutta ( finalmente! ) e buona carne e verdure e non poteva mancare, ancora finalmente, un buon bicchiere di vino rosso. Assistiamo ad un eccezionale tramonto per luminosità e bellezza con in prima fila a nord le montagne svizzere dal Grand Combin al Mont Gelé ed a sud la Valle d’Aosta e le sue montagne.

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Il 28 luglio ci svegliamo molto presto per prepararci con calma per l’ultima tappa che prevede il rientro a Saint Rhemy- en- Bosses a 1619 mt per una durata del percorso prevista in circa 6 ore effettive di cammino.

Dal rifugio affrontiamo la breve ma ripida salita che porta al Col Champillon a 2708 mt. Il sentiero è ben tracciato e  percorrendolo la mole del Grand Combin si offre alla vista per l’ultima volta, mentre sul col Champillon lo sguardo spazia fino al Monte Bianco. Dal colle iniziamo la lunga discesa, su sentiero sempre ben tracciato, che conduce all’alpeggio di Pointier. Seguiamo ora la  strada dell’alpeggio verso destra; passiamo il ponte sul torrente Menouve e ci immettiamo su un’altra strada proveniente da Etroubles. Seguita quest’ultima per un breve tratto, volgiamo a sinistra e ci portiamo all’Alpe Combe Germain. Ora il sentiero si alza sulla destra e raggiunge il Ru d’Eternod, da dove prendendo a sinistra proseguiamo lungo il percorso pianeggiante della pista fino al suo termine. Quindi scendiamo lungo il sentiero fino a raggiungere l’alpeggio di Barassone. Raggiungiamo una strada sterrata che si segue verso sinistra per un breve tratto fino ad incontrare una deviazione. Prendiamo il ramo di sinistra che scende dolcemente nel bosco e che conduce, infine, al borgo di Saint Rhemy- en- Bosses.

L’avventura finisce con il raggiungimento delle 2 auto lasciate nel piccolo parcheggio; sono le 13,30 e c’è il tempo di rivestire i panni cittadini e di scendere a valle in cerca di un buon ristorante. A Etroubles notiamo un ristorante che ci ispira fiducia. La scelta è azzeccata poiché, data anche l’ora tarda, il pranzo- esclusiva cucina valdostana – è abbondante, vario e squisito. Ci sentiamo in perfetta forma e pronti ad affrontare in tranquillità il viaggio di ritorno a Mestre che raggiungiamo intorno alle 21.00.

Il nostro trekking è veramente finito e le conclusioni che si possono trarre sono senz’altro positive; la fortuna anche questa volta ci ha sempre positivamente assistito. Il Tour des Combins è risultato, come da previsioni,  più impegnativo di quello del Monte Bianco per la lunghezza delle tappe, per l’affollamento dei rifugi e per i prezzi dei rifugi svizzeri. Il dislivello complessivo è stato di 4450 mt in positivo e di 4650 mt in negativo… Certamente gli anni passano ma il desiderio di ritornare tra le montagne della Valle d’Aosta è troppo forte e in grado di superare con facilità qualsiasi resistenza.

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Del resto le Alte Vie nella Vallée non mancano e certamente nuovi itinerari molto interessanti stanno aspettandoci.

Chissà se il 2011 sarà un altro anno fortunato!

Noi certamente ce lo auspichiamo con tutto il cuore.

Le foto della marronata

ottobre 18, 2010 by  
Nella categoria appuntamenti, calendario ufficiale

17-10-2010

Nonostante il brutto tempo e a dispetto di chi non ha partecipato, ecco qui un po’ di foto del gruppo di soci che ha partecipato al classico appuntamento della marronata.

Alla prossima