Una brutta sorpresa

dicembre 3, 2011 by  
Nella categoria racconti

Paolo Penzo, assieme ad altri amici tutti soci della nostra Sezione, porta all’attenzione di noi tutti che frequentiamo ed amiamo la montagna, un episodio di maleducazione e malvagità successo non in una qualsiasi città italiana ma proprio in montagna.

Nel 2005, a seguito di un incidente in montagna avvenuto a fine giugno del 2004 sul Monte Coppolo sopra il Passo Brocon in Trentino, la Sezione di Mestre della Giovane Montagna ha sistemato, in ricordo dell’amico caduto, una targa in marmo in prossimità della prima cima del Monte Coppolo in posizione defilata e non invadente.

Ogni anno ci si reca sul posto per ricordare l’amico caduto, sistemare alla bisogna la targa ed il posto circostante e portare alcuni fiori in ricordo del disgraziato evento. Già un primo danno venne verificato alcuni anni fa quando una bellissima rosa in acciaio, opera artigianale eseguita da un parente del caduto, venne asportata rompendo alla base lo stelo.

Il giorno 13 ottobre, come di consueto prima delle nevicate autunnali considerato che la targa marmorea è posta a circa 1950 metri di altezza, è stata riscontrata la completa distruzione della base costituita da tre forati cementati tra loro e la sparizione della targa marmorea dalle dimensioni non proprio insignificanti.

Di fronte a simile scempio siamo rimasti non solo esterrefatti e indignati ma colpiti nei sentimenti più profondi. Ma come è possibile comportarsi in modo così malvagio e spregiativo persino nei confronti dei simboli sistemati in ricordo di una tragedia accaduta in montagna?

L’episodio non merita alcun ulteriore commento salvo un’ultima considerazione e cioè che neppure in montagna ed a quote abbastanza elevate le persone non riescono più a trovare quella serenità che le bellezze della natura offrono a tutti!

Prima

Dopo

Alta Via n.2 della Valle d’Aosta – Courmayeur-Rhemes Notre Dame

novembre 19, 2011 by  
Nella categoria escursioni, montagna, racconti

25/29 LUGLIO 2011 di Paolo Penzo

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Dopo il favoloso Trekking del Tour des Combins effettuato nello scorso anno nella relazione conclusiva veniva fatto cenno alle Alte Vie 1 e 2 della Valle d’Aosta che costituiscono anche l’ossatura del Tor des Gèants la più straordinaria ultratrail del mondo lungo l’intera Valle d’Aosta per 330 km con 24000 metri di dislivello positivo.

Il vero problema che si presentava per il 2011 era costituito dalla difficile scelta: Alta Via n. 1 o Alta via n. 2 ? Alla fine la scelta è sull’Alta Via n. 2 denominata Alta Via Naturalistica che è un itinerario escursionistico di eccezionale interesse che attraversa zone selvagge dai paesaggi suggestivi dove vivono numerosi esemplari di flora e fauna alpina, anche delle specie più rare, e zone abitate nelle quali è possibile scoprire le origini antiche delle tradizioni e dell’artigianato valdostano. E’ tracciata lungo la destra orografica della Dora Baltea e in 14 tappe partendo da Courmayeur porta a Donnas. La nostra scelta definitiva è stata quella di raggruppare in 4 tappe le 6 previste con percorso da Courmayeur a Rhemes Notre Dame percorrendo le Valli Veny, La Thuile, Valgrisenche e Rhemes con pernottamento la prima e ultima giornata al Rifugio Reviglio a Cormayeur di proprietà della Sezione di Torino della Giovane Montagna e da noi frequentato anche negli anni passati, al Rifugio Elisabetta Soldini in Val Veny, al Rifugio Deffeyes nella Valle di La Thuile e all’albergo Paramont a Planaval in Valgrisenche.

Il 25 luglio alle ore 7,30 a Mestre si ritrova al completo il collaudato gruppo costituito da Paolo, Francesco, Monica, Stefano, Mario e Vito. La parte automobilistica del viaggio si svolge in modo ottimale; il tempo è bello e fa caldo. Raggiungiamo Nus per l’ora di pranzo ma il nostro Agriturismo preferito, purtroppo,  è chiuso per turno di riposo settimanale. Ci spostiamo nella vicina Aosta e in pieno centro scegliamo il nostro ristorante. Buona mangiata, poi breve giro per il centro città compresi alcuni storici monumenti dell’epoca romana e non manca neppure la visita alla Mostra dell’artigianato valdostano. Riprendiamo il viaggio ed in breve siamo a Villeneuve nei pressi della Valle di Rhemes ove a Rhemes Notre Dame a 1725 mt finirà il nostro Tour. Il problema più difficile della giornata è quello di sistemare tutti gli zaini e le attrezzature nella macchina di Vito che è la più spaziosa e ci consente di affrontare tutti assieme il breve viaggio fino a Courmayeur. Accoglienza come sempre calorosa al Rifugio Reviglio e dopo una breve sosta riprendiamo il nostro viaggio verso Dolonne per individuare il punto di partenza per il giorno dopo. Scelta intelligente perché, con l’occasione, abbiamo potuto visitare ed ammirare la più caratteristica frazione di Courmayeur conservata nel più genuino stile architettonico valdostano. Una meraviglia l’antica chiesa, la storica fontana, le abitazioni tutte ben curate e con i davanzali pieni di fiori dagli assortimenti stupendi. Per ultimo ammiriamo  proprio sotto il Mont Chétif un vasto recinto con 6 renne. Incredibile ma vero! Dobbiamo rientrare velocemente al Reviglio per la cena che come di consueto è ottima. La compagnia poi è di una grande simpatia e assieme ad essa aspettiamo di osservare i 4 tassi che ogni sera verso le 22.00 appaiono a ridosso del Rifugio per mangiare da una grande ciotola appositamente preparata. Ammirato l’avvenimento, non ci resta che recarci nelle nostre camerette per la meritata dormita.

La mattina del 26 luglio la colazione è alle 7,30 e la partenza avviene alle ore 8,00 con un tempo abbastanza buono anche se la parte più alta delle Grandes Jorasses e del Monte Bianco è nascosta da una intensa nuvolaglia. Con l’arrivederci alla serata di venerdì 28 partiamo dal Reviglio verso Dolonne dove parcheggiamo l’automobile. Attraversato l’abitato prendiamo verso destra il sentiero che sale nel bosco, a tratti molto ripido fino al posto sosta Le Randonneur e poi verso il Rifugio Maison Vieille punto centrale del grandioso comprensorio sciistico del Chécrouit. Gli impianti sono numerosissimi e conducono in tutte le direzioni compreso il versante opposto della Val Veny. Trattasi di un complesso faraonico che ha asservito la montagna alle esigenze di sempre più vasti caroselli sciistici!

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Preferiamo rivolgere , però, la nostra attenzione alla meravigliosa flora delle grandiose praterie circostanti verso le quali il nostro sentiero riprende a salire. Il Monte Bianco sulla destra continua ad essere nascosto nella parte più alta da nuvoloni grigi mentre le innumerevoli lingue glaciali che scendono verso la Val Veny appaiono vicinissime in tutta la loro grandiosità. Arriviamo a 2 piccoli laghetti alpini mentre numerose marmotte si rincorrono festanti; breve sosta e poi continuiamo ad attraversare i  pascoli fino a raggiungere una costa pietrosa dalla quale si inizia a scendere toccando i due alpeggi Arp Vieille Superiore e Arp Vieille Inferiore. Di fronte c’è la lingua glaciale del Miage con le enormi morene e dalla nostra aerea posizione riusciamo a distinguere, tra la vegetazione cresciuta nelle stesse morene, il Lac du Jardin du Miage. Infine ci immettiamo sulla strada sterrata del fondovalle che ci consente di attraversare la piana del Lac de Combal. Sullo sfondo appare il Rifugio Elisabetta che raggiungiamo dopo l’ennesimo tratto in salita. Il tempo non è dei migliori, fa freddo e tutt’intorno una nuvolaglia nera non incute gran fiducia. Il Rifugio , come al solito,  è affollatissimo ed in particolare si fa notare un gruppone di una ventina di giapponesi accompagnati da ben tre guide; ci salviamo dal disastro solo perché abbiamo in precedenza prenotato. La sistemazione avviene nel camerone in alto tra escursionisti e alpinisti di varie nazionalità. La cena avviene in due turni e ben presto ci corichiamo non prima di aver ammirato, durante una breve schiarita, l’Aiguille de Trélatete e l’Aiguille Noire de Peuterey ed i giochi di un gruppo di stambecchi che, come di consuetudine, al tramonto si fanno osservare nei pressi del Rifugio.

Il mattino del 27 nebbia e nuvole circondano il Rifugio e come da previsione meteo la giornata si presenta non delle migliori. Si parte, comunque presto, perché il percorso è molto lungo prevedendo, tra l’altro, alla fine della giornata una salita di oltre 800 metri per raggiungere il Rifugio Deffeyes. web_img2 Scendiamo fino ad alcune vecchie costruzioni in pietra per prendere il sentiero che ci consente di percorrere la piana fino all’inizio della deviazione per il Colle de la Seigne. A questo punto giriamo a sinistra, attraversiamo nella nebbia il restante tratto della piana fino al torrente, lo attraversiamo e ci troviamo giusto all’inizio della salita per il Col des Chavannes-2592 mt- che raggiungiamo tra le nubi e pioggia mista a nevischio dopo aver superato pendii erbosi e pietrosi. Il tempo non migliora e purtroppo ci impedisce di ammirare le montagne che affiancano la interminabile vallata che in discesa su pista sterrata passa per gli alpeggi di Chavanne Superiore e Chavanne Inferiore per poi proseguire più dolcemente verso l’Alpe di Berrio Blanc Inferiore. Sulla destra riusciamo a vedere i resti di grandiose valanghe precipitate dal Pointe du Fornet, dal Mont Ouille e dal Mont Chavannette. Attraversiamo, sempre tra le nubi e sotto una pioggia leggera ma insistente, un grandioso vallone che raggiunge gli alpeggi di Porassey, Monquet e la frazione di Orgères, dalla quale la strada diviene asfaltata fino alla località di Pont Serrand da dove poi raggiungiamo La Thuile. Decidiamo di proseguire subito per La Joux dove inizia la lunga e faticosa salita al Rifugio Deffeyes. La Thuile, che attraversiamo, è una nota stazione sciistica con impianti moderni, alberghi e residence che non la rendono particolarmente ammirabile, infatti, va ad assomigliare parzialmente alla famosa ma non certo bella Cervinia. Ci fermiamo a consumare un veloce pasto sotto un grande abete rosso per proteggerci dalla pioggia e ripartiamo  poco dopo con a fianco il torrente Ruitor e per sentiero raggiungiamo La Joux. Da qui il tracciato passando per prati attraversa di nuovo il torrente e si immette in un bellissimo bosco dove passa a lato di tre affascinanti cascate e sale deciso fino al Lac du Glacier. Superiamo l’alpeggio e per ripidi gradoni, sempre tra le nubi e con pioggia intermittente, raggiungiamo verso le 19.00 il Rifugio Deffeyes a 2500 mt. E’ stata una giornataccia faticosa resa più impegnativa dalle avverse condizioni meteorologiche. Il gestore, molto gentile, ci informa che siamo l’unico gruppo arrivato al Rifugio perché tutti gli altri che avevano già prenotato hanno rinunciato per le cattive condizioni del tempo. Ciò ci favorisce nella sistemazione e nella cena che risulta particolarmente abbondante e varia.  Il gestore ci informa, inoltre, che per il giorno dopo è previsto un netto miglioramento del tempo ed è con questo auspicio che ci corichiamo ben presto anche perché uscire dal Rifugio è quasi impossibile per il freddo, il vento e la violenta pioggia.

La mattina del 27 luglio la sveglia è alle 06.00 in quanto dobbiamo affrontare una delle tappe più lunghe e impegnative con la salita del Passo Alto a 2860 mt e del Col de la Crosatie a 2838 mt. La giornata è splendida, sole alto nel cielo e visibilità ampia. Dopo una veloce colazione ci dedichiamo a fotografare le meraviglie del posto con al centro la Testa del Ruitor – 3486 mt-  ed il suo grandioso ghiacciaio, il Grand Assaly, la Becca Bianca, la Becca Nera e la chiesetta di Santa Margherita eretta tra il 1606 e 1607 per proteggere la valle dalle inondazioni provocate dai laghi effimeri del ghiacciaio. Dopo i saluti  al gestore e agli addetti al Rifugio ci avviamo attraversando una zona umida di grande valore naturalistico con una flora ricca e incredibile che ci obbliga a continue soste per immortalare immagini di farfalle e fiori bellissimi. Saliamo nella splendida Comba des Usselettes tra pendici erbose e pietraie fino a raggiungere il caratteristico ometto a piramide eretto ai 2860 mt del Passo Alto ( Haut Pas ). Breve sosta per fotografare l’ampio panorama e veloce discesa attraverso una gigantesca pietraia nel primo tratto e poi per un buon sentiero tra i pascoli fino a raggiungere il Bivacco Promoud a 2022 mt sulle pendici del Mont Paramont. Si tratta di un alpeggio ristrutturato e molto confortevole trasformato in bivacco attrezzato per trekker e alpinisti però non custodito. Consumiamo velocemente il pasto pronti ad attraversare luoghi ameni ma remoti tra i più nascosti e incantevoli della Valle d’Aosta. Attraversiamo il torrente su un ponticello in legno e risaliamo la dorsale verso il Col de la Crosatie. Gli ultimi 200 metri di dislivello sono alquanto originali poiché il sentiero percorre un affascinante crinale caratterizzato da una lunga scalinata in pietra. Il raggiungimento del Colle a 2838 mt avviene senza complicazioni con tempo ottimo ed il panorama circostante dominato dal Mont Paramont e dai suoi ghiacciai è oltremodo affascinante. Facciamo una breve sosta e poi iniziamo a scendere fino a raggiungere le prime balze erbose dove si percorre una lunga diagonale in mezzacosta verso destra, dopodiché il sentiero si sviluppa decisamente in discesa per poi addolcirsi nei pressi del Lac du Fond. web_img4
Costeggiamo per un breve tratto il lago nelle cui vicinanze c’è una flora di straordinaria bellezza che attira magneticamente la nostra attenzione e di conseguenza mette in azione le macchine fotografiche. Attraversiamo il ruscello in uscita dal lago e proseguiamo fino ai resti dell’alpeggio Barocques du Fond. Da qui il sentiero percorre un bel pianoro alla fine del quale attraversa il torrente e scende lungo un costone, che, riattraversando il corso d’acqua porta ad un altro piano. Il tracciato continua a scendere tra i pascoli fino ad incontrare i ruderi dell’alpeggio Benevy dopo il quale si immerge in un rado bosco per poi giungere poco a monte di un tornante della stradina asfaltata che porta a Planaval che finalmente appare alla nostra stanca vista. Occorrono, però, altri 15 minuti per raggiungere a 1554 mt questo piccolo e caratteristico borgo che mantiene rigidamente il tipico aspetto valdostano non contagiato dalla modernità. Eccoci arrivati all’albergo Paramont opportunamente già prenotato; sono le 19.00 e qualche minuto! Stanchi ma soddisfatti ci sistemiamo nelle camere assegnateci ed in poco tempo siamo ancora giù nella sala da pranzo dove alle 19,30 ci vengono servite ottime pietanze che non possiamo non gustare dopo un percorso di poco più di 10 ore con un dislivello positivo di circa 1300 mt e negativo di oltre 2200. Sembra inutile precisare che finita la cena raggiungiamo velocemente le nostre camere per il salutare e meritato riposo.
La mattina del 28 sveglia alle 6.00 poiché l’ultima tappa si presenta non meno lunga e faticosa delle altre. La giornata è bellissima e dopo la colazione abbiamo il tempo sufficiente per scattare numerose fotografie della Valgrisenche ed in particolare della zona di Planaval. Il tratto di alcuni chilometri fino al paese di Valgrisenche lo effettuiamo con un piccolo autobus di linea come . suggerito dai gestori dell’albergo. Valgrisenche è il borgo principale dell’omonima valle, molto piccolo e caratteristico come, del resto, lo sono tutti i borghi della vallata. Dopo aver superato il centro abitato, prima di una galleria svoltiamo a sinistra sulla strada che porta alla frazione di Mondanges da dove, attraversato un ponte, proseguiamo a destra costeggiando un campo sportivo fino ad incontrare il sentiero che si addentra in un fitto bosco di conifere sopra il bacino artificiale del lago di Beauregard. Di fronte, già in territorio francese, illuminati dal sole, ammiriamo numerosi gruppi montuosi ed i loro grandi ghiacciai. Il sentiero giunge all’alpeggio Benevy dal quale proseguiamo attraverso i pascoli fino all’alpeggio di Bois, a quello di Praz-Londzet, e imboccato il sentiero sulla destra saliamo al Rifugio Chalet de l’Epée dove godiamo di una magnifica vista sulla vetta del Ruitor. Sotto una grande croce un gruppo di ragazze e ragazzi cantano canzoni religiose e valdostane in modo veramente mirabile tanto da attirare l’attenzione dei presenti che, increduli, assistono ad un mini concerto. Purtroppo la sosta non può prolungarsi ulteriormente poiché dallo stesso Rifugio inizia la faticosa salita al Col Fenètre de Torrent sullo spartiacque tra la Valgrisenche e la val di Rhèmes. Risaliamo un breve pendio erboso e arriviamo in un vasto pianoro dove il sentiero costeggia il torrente. Una florida e variegata flora attira la nostra attenzione; dobbiamo però continuare affrontando l’ultima salita prima su manto erboso, poi su pietraia. Siamo finalmente al Col Fènetre a 2840 mt ultimo colle del nostro tour. In lontananza possiamo osservare proprio di fronte il gruppo del Gran Paradiso la cui parte più alta è coperta da grossi nuvoloni. Non meno imponente la Grande-Rousse Nord di 3607 mt con a lato il Glacier del Mont Fortchat e il Glacier de Torrent. Dal valico il sentiero scende tortuosamente per un ripidissimo pendio di sfasciumi e pascoli dove numerosi giovani stambecchi saltano tra alte pareti rocciose creando ammirevoli giochi che non possono che affascinare. Attraversiamo sulla destra un grande canalone alluvionale al termine del quale incontriamo l’Alpeggio Torrent. Appena prima consumiamo un velocissimo pasto per poi proseguire su uno spallone erboso, disegnando una lunga diagonale in leggera discesa, fino ad inoltrarci in un bosco di conifere e successivamente ridiscendere un costone erboso dominato da un’alta parete rocciosa. Oltrepassato il ponte sul torrente il sentiero attraversa per un breve tratto i prati e termina sulla strada asfaltata in prossimità di un parcheggio sito in località Veforche. Seguendo la strada asfaltata a destra, in breve, raggiungiamo il centro di Rhèmes Notre Dame. Dobbiamo aspettare per circa 1 ora e mezza l’autobus che ci deve portare giù a Villeneuve per cui abbiamo tutto il tempo per visitare il piccolo borgo compresa la vecchia chiesa parrocchiale.
web_img5 Scesi poi a Villeneuve sistemiamo tutto nell’automobile lasciata in precedenza e proseguiamo per Courmayeur-Dolonne per prendere l’altra auto ed infine verso le 21.00 raggiungiamo il Rifugio Reviglio dove veniamo accolti con il consueto calore. Siamo in forte ritardo sull’ora di cena che comunque, grazie alla generosità degli addetti alla cucina, ci viene regolarmente servita.
Prima di coricarci nella sala –pranzo illustriamo agli amici della Giovane Montagna il nostro Tour con commenti entusiastici.

La mattina del 29 luglio ci svegliamo senza premura, salvo Francesco e Monica che si alzano alle 6.00 con meta il Rifugio Bonatti ed essere di ritorno già alle 8,30. I buoni runners non si smentiscono! Fatta la colazione tutti assieme salutiamo i responsabili e gli amici ospiti del Rifugio Reviglio con un augurante arrivederci e ci avviamo verso Courmayeur centro per il consueto e tradizionale “ giretto “. Per non sbagliare abbiamo prenotato il nostro preferito Agriturismo a Nus dove arriviamo verso le 13.00. Come sempre il pranzo è stato di nostro completo gradimento e quindi, ci affidiamo ai nostri autisti per un tranquillo rientro a Mestre dove giungiamo, senza alcun contrattempo. verso le 20.00.
Il trekking di quest’anno a questo punto può ritenersi finito e le nostre valutazioni sono ancora una volta positive. La nostra buona sorte tiene ancora! Questa parte dell’Alta Via n. 2 non ha smentito le nostre previsioni e aspettative: panorami straordinari, flora e fauna incredibili, tappe molto lunghe e faticose ma alla nostra portata; il tutto accompagnato da condizioni climatiche positive eccetto la giornata di mercoledì 27. I Rifugi, salvo l’Elisabetta Soldini in Val Veny, non eccessivamente affollati e quindi con accoglieza senz’altro positiva.Il dislivello complessivo è stato di 5650 mt in positivo e di 5150 mt in negativo.
Cosa dire per il futuro? Certamente la passione per la montagna in genere e per la Valle d’Aosta in particolare rimane sempre forte.Chissà……..

TOUR DES COMBINS

ottobre 28, 2010 by  
Nella categoria montagna, racconti

22-28 LUGLIO 2010 di Paolo Penzo

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Dopo il Trekking del Monte Bianco la speranza di continuare in altre simili avventure è sempre stata alta. Impossibilitati nell’anno 2009, una nuova avventura è stata messa allo studio per il mese di luglio 2010. E cosa poteva essere se non quanto già messo in evidenza nella relazione sul giro del Monte Bianco del luglio 2008, quando ad un certo punto si diceva “ superiamo Aosta non prima di aver ammirato sulla destra una magica visione del gruppo del Grand Combin “.

Ecco, quindi, individuata la nostra meta: il Tour des Combins, con il maestoso quattromila sito interamente in Svizzera. Si tratta, infatti, di un Tour abbastanza nuovo, poco conosciuto dagli italiani che si sviluppa ad anello rimanendo in quota ed al cospetto del vasto massiccio glaciale del Grand Combin. La partenza per chi proviene dalla Valle d’Aosta è il piccolo borgo di Saint Rhémy- en- Bosses dove viene anche concluso.

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L’appuntamento per la partenza è fissato a Mestre alle 6,30 del 22 luglio dove si ritrovano Paolo, Francesco, Monica, Mario, Stefano e Vito. Rispetto ai partecipanti al giro del Monte Bianco 2008 mancano Gianni e Nane impossibilitati per motivi vari. Il gruppo è adeguatamente caricato e ben preparato per affrontare questa nuova avventura più impegnativa delle precedenti. C’è solo una certa preoccupazione per il tempo che per i prossimi giorni non è previsto dei migliori.

Si parte presto perché il programma prevede, nella migliore delle ipotesi, di raggiungere dopo la partenza da Saint Rhemy- en- Bosses in 2/3 ore il Colle del Gran San Bernardo per pernottare nello storico, millenario Ospizio che già si trova in territorio svizzero. La parte automobilistica del viaggio si svolge regolarmente, il tempo è soleggiato e caldo e una volta raggiunta Aosta decidiamo di puntare direttamente su Saint Rhemy- en- Bosses e di raggiungere già il Colle del Gran San Bernardo. La strada da Aosta al piccolo borgo è veloce e riusciamo a parcheggiare vicino a un ristorante che ci accoglie con ottime pietanze. Il tempo a disposizione non è molto ed il nostro permanere nel locale deve essere velocizzato perché nuvoloni carichi di pioggia stanno riempiendo il cielo verso il Colle del Gran San Bernardo. Decidiamo di partire sperando che la fortuna ci assista. Attraversiamo il borgo di Saint Rhémy- en- Bosses e la sua via centrale delimitata da storici edifici di recente ristrutturati e proseguiamo lungo la carrozzabile per il Gran San Bernardo fino ad incontrare l’imbocco dell’antica strada romana che risaliamo fino alla casa ospitaliera in località Cantine de Fonteinte. Qui il sentiero attraversa 2 volte la strada, poi si inoltra sul pascolo del vasto anfiteatro ai piedi della Pointe du Dròne e del Pain de Sucre. Dopo aver attraversato ancora una volta la carrozzabile, percorriamo un tratto di strada romana incisa nella roccia e  ancora perfettamente conservata e  raggiungiamo il Plan de Jupiter sul Colle. Nei pressi della grande statua di San Bernardo prendiamo il sentiero che sale di qualche metro e poi la strada che conduce davanti all’Ospizio.

Tutta la salita si è svolta con l’ansia di trovarsi in mezzo al maltempo che per fortuna ci ha preso solo al nostro arrivo sul Colle. Per fortuna l’obiettivo di poter pernottare nello storico Ospizio, già il giorno della partenza da Mestre, viene considerato  come auspicio di buon successo del Tour. L’accoglienza è stata cordiale e la sistemazione nella camera veloce tanto da poterci consentire, prima della cena, la visita ad alcune delle bellezze storiche più interessanti dell’Ospizio. Nel frattempo una violenta bufera con vento e pioggia mista a neve investiva il Colle confermando quanto prezioso è adesso come nei secoli passati questo ricovero. Mangiamo nella sala mensa assieme  a decine di escursionisti e pellegrini ( siamo gli unici italiani ) e poi ben presto ogni gruppo si reca nelle rispettive camere. Il maltempo proseguiva violento e prima di dormire tutti hanno manifestato una certa preoccupazione per  il mantenimento del programma del giorno successivo.

La mattina del 23 la sveglia avviene al suono di simpatiche melodie di natura religiosa che si concludono alle 8.00 con l’inno in onore di San Bernardo. Le condizioni del tempo, nel frattempo,  non sono cambiate, la nebbia avvolge tutto mentre la pioggia cade incessantemente accompagnata da forti raffiche di vento. Tutti gli ospiti dell’Ospizio sono preoccupati e incerti sul da farsi; è meglio aspettare e sperare…Ormai sono passate le 9.00 e nulla di sostanziale è cambiato. A questo punto bisogna decidere. Il nostro gruppo ed altri 2 lasciano l’Ospizio e si avviano verso Bourg- Saint- Pierre raggiungibile dopo non meno di 3 ore. La discesa ha inizio al margine del parcheggio a est dove il sentiero prende a scendere lungo la Combe des Morts, costeggiando a tratti la strada carrozzabile. Traversata quest’ultima scendiamo lungo una valletta completamente ricoperta di rododendri, oltrepassiamo il torrente e  poi a sinistra verso l’alpeggio La Pierre. Scendiamo al Lac de Toules, quindi lungo una strada sterrata, facendo rimanere a destra la diga e raggiungiamo infine Bourg Saint Pierre. Tutta la discesa è stata effettuata sotto una continua pioggia accompagnata spesso da raffiche di vento di notevole intensità. All’arrivo al piccolo borgo a 1632 mt il tempo improvvisamente migliora ed appare persino il sole.. Dopo aver attraversato il borgo  e visitato il ponte romano, la fontana, il campanile e l’antica chiesa prendiamo la strada che si dirige a destra attraverso i prati e supera con un sottopasso la strada del Gran San Bernardo. Al margine del parcheggio seguiamo l’itinerario che si dirige verso la Cappella di Notre Dame de Lorette dove decidiamo di consumare un veloce pasto al caldo sole che si mantiene alto in cielo. Tutto ciò è di breve durata, intorno le nuvole si intensificano e bisogna decidere se proseguire o cercare un pernottamento nel piccolo borgo. La decisione è di proseguire verso Cabane de Col  de Mille a 2473 mt con un percorso lungo e faticoso di almeno 4 ore e mezza. L’itinerario prende quota dolcemente nel bosco per sbucare sui pascoli di Creux du Mà  a 1975 mt ove arriviamo già sotto la pioggia e avvolti dalle nuvole. Continuiamo a sinistra entrando in un grande vallone. La visibilità è molto ridotta e continua a piovere. Trascurato un sentiero sulla destra proseguiamo a sinistra e con una traversata sulle ripide praterie non semplice per lo stato scivoloso del terreno e le forti raffiche di vento raggiungiamo l’alpeggio di Coeur. Proseguiamo per il sentiero che con pendenza regolare raggiunge la spalla erbosa di Vuardette da dove procediamo con un’ulteriore lunga traversata ai piedi del Mont Rogneux  per giungere con un ultimo tratto esposto al rifugio. L’arrivo tra le nuvole e sotto una forte grandinata alla Cabane de Colle de Mille pone finalmente termine ad una avventura portata a termine con uno sforzo psico-fisico notevole e grazie solo alla nostra preparazione, determinazione e soprattutto esperienza. Il rifugio è d’alta montagna con gabinetto esterno a oltre 20 metri. Il nostro arrivo è stato l’ultimo della giornata ed è stato salutato dai gestori e dagli altri escursionisti con sguardi di compassione ma anche di ammirazione. Sistemati per la notte nel grande camerone e posto ad asciugare nelle vicinanze della stufa a legna accesa per l’occasione ciò che è possibile, viene servita la cena mentre fuori la pioggia si è tramutata in nevischio.A consolazione ci viene riferito che le previsioni del tempo non danno segni di forte miglioramento e che il rifugio Bagnoud Panossière, dove dovremmo pernottare il giorno successivo è al completo! Tutto ciò non ci demoralizza più di tanto poiché l’agognato riposo al caldo è quanto, in quel momento, ci interessa di più.

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La mattina successiva non nevica più, la temperatura è abbastanza rigida e tutt’intorno persistono delle nuvole meno minacciose del giorno precedente. La meta è di raggiungere, a variazione del programma di massima, il rifugio Brunet. L’avvio avviene nella solitudine poiché altri escursionisti  si trattengono nel rifugio oppure decidono di scendere a valle.

Dal Col de Mille iniziamo la discesa nella val de Bagnes e, toccando alcuni alpeggi, raggiungiamo la Treutse da dove si gode, in condizioni normali di visibilità, di un ottimo panorama sui villaggi dell’omonimo comune che è il più grande della Svizzera. Seguiamo poi il sentiero che si dirige verso est tra piantine di mirtillo e pini cembri in una variabilità di tempo notevole ma senza pioggia. Le morene sotto il Mont Rogneux sono di una bellezza indimenticabile sia per la particolare conformazione che per la ricchezza e variabilità della vegetazione. Il più entusiasta di tutti è ovviamente Francesco che da buon geologo è addirittura affascinato dallo spettacolo tanto da riuscire a trasmettere a tutti noi il suo entusiasmo. Questa tappa ci ha consentito, inoltre, di osservare una serie infinita di cascate e laghetti oltre che un grande bosco di pini cembri di rara bellezza. Tutto ci appare bello anche perché il tempo sembra migliorare  consentendoci così di ammirare i primi , ampi panorami. Il rifugio Brunet a 2103 mt è moderno ed accogliente. Ci sistemiamo in una bella camera esclusiva e riusciamo a gustare dei buoni piatti essendo il rifugio anche un ottimo ristorante. Riusciamo a fare dei brevi giri intorno e finalmente intravediamo i primi ghiacciai del Petit Combin. Le previsioni del tempo per il giorno dopo sono positive  per cui, dopo l’ottima cena servita alle 18,30, ci corichiamo con lo spirito soddisfatto convinti di aver superato la fase più critica del trekking.

Il giorno dopo 25 luglio il sole splende alto e riscalda da subito i nostri primi passi verso  il Rifugio Bagnoud-Panossière sito a 2650 mt posto sulla morena destra sopra il ghiacciaio di Corbassière e nodo centrale del Trekking. Dal rifugio Brunet, dirigendosi verso sud-est, un buon sentiero ora in salita ora in discesa ci conduce a La Maye da dove, lasciando a destra il filo della morena, scendiamo nell’antico bacino del ghiacciaio di Corbassière. Alcuni tornanti in salita ci consentono di raggiungere la passerella sulle acque tumultuose del torrente che ha origine dal ghiacciaio. Risaliamo il fianco della morena raggiungendo il sentiero proveniente dal paese di  Fionnay che conduce alla Cabane F-X Bagnoud-Panossière. Il rifugio è molto grande e ristrutturato di recente. Il gestore è persona pratica e lo si vede dalla velocità con la quale risolve i problemi che gli vengono posti dai numerosi gruppi di varia nazionalità. Il sole splende alto, fa abbastanza caldo ed il Grand Combin appare vicinissimo in tutta la sua maestosità e ricchezza di masse glaciali.

C’è la possibilità di farci servire una abbondante “ Fonduta “ che ci gustiamo sulla terrazza del rifugio. Il buon umore è evidente come pure la voglia di  beneficiare al massimo di quel momento meraviglioso che va completato, ovviamente, con l’attraversamento del ghiacciaio di Corbassière per portarsi sull’altro versante dove si può ammirare dal basso le lingue glaciali che scendono dal Combin de Corbassière e dal Petit Combin. Il ghiacciaio ha molti crepacci ma l’attraversamento non presenta particolari difficoltà. Torniamo quasi al calar del sole al Rifugio dove la cena viene servita alle 19.00. Nel frattempo si alza un forte vento e ben presto il rifugio è immerso nella nebbia mentre comincia a nevicare e la temperatura subisce un immediato, forte abbassamento. Ben presto la sala da pranzo si svuota e tutti si recano nelle belle e comode camerette. La giornata è stata senz’altro positiva e non ci preoccupa più di tanto il perversare del maltempo in quanto le previsioni annunciano tempo variabile con prevalenti schiarite.

La mattina del 26 ci troviamo in sala pranzo senza fretta, fuori continua a cadere nevischio che per fortuna non attecchisce al suolo; certamente nella breve salita ai 2846 mt del Col des Otanes la neve  si farà sentire. Siamo rallegrati dal fatto che altri 2 gruppi hanno in programma di effettuare la nostra tappa; non siamo, quindi, soli come finora era successo. L’arrivo è previsto alla Cabane de Chanrion a 2462 mt per una durata del percorso superiore alle 8.00 ore effettive di cammino. Dopo aver costeggiato la morena di destra del ghiacciaio, iniziamo la ripida salita ai 2846 mt del Col des Otanes  ,  punto culminante del Tour des Combins. Da qui le guide segnalano che il panorama è splendido, in un anfiteatro di rocce e ghiaccio dove il Grand Combin sovrasta uno dei più spettacolari siti delle Alpi. Purtroppo la nebbia e la neve ci ha impedito in parte di gustare tutto ciò. Scendiamo dapprima su una pietraia e poi tra mammelloni rocciosi e raggiungiamo la Tseumette. Da questa altura erbosa possiamo ammirare le cime del Mont Pleureur, la Ruinette ed il fondovalle essendo migliorato notevolmente il tempo.. Raggiunto il ponte continuiamo a scendere  in direzione di Mauvoisin e dell’omonima diga che ha un imponente muro di cemento di 250 mt di altezza costituendo così la più alta diga ad arco d’Europa. Raggiunta la strada risaliamo alla diga attraversando poi il muro di coronamento prendendo la direzione Chanrion-Col de Tsofeiret. Continuiamo lungo il lato destro orografico del lago, passando accanto ad alcune belle cascate prima di salire dolcemente verso il pianoro di Tsofeiret ove consumiamo un veloce pasto nelle praterie ricche di stelle alpine e negritelle protetti dal vento dietro grandi massi per poi risalire nuovamente fino al colle. Quindi scendiamo ripidamente sulla morena, attraversiamoil ponte sul torrente Brenay e  raggiungiamo, infine,  il rifugio Cabane de Chanrion. Al rifugio il gestore alquanto nervoso ci accoglie in modo non del tutto gentile comunicandoci che il rifugio è al completo e che non può sistemarci. Nel primo momento ci mette in difficoltà, ma poi con pazienza, diplomazia e buona volontà una soddisfacente soluzione viene trovata per noi e altri escursionisti cosicché la cena può essere consumata in serenità e prima delle 22.00 tutti sono già nelle rispettive camere. Per il giorno dopo le previsioni del tempo sono buone con tappa che  prevede il rientro in Italia al rifugio Letey Champillon a 2465 mt  per una durata effettiva del percorso di 9.00 ore.

La sveglia al mattino del 27 avviene presto in quanto tutti i gruppi hanno fretta di muoversi; infatti il tempo è buono, ci sono delle nuvole ma il cielo è in parte sereno e alcune delle cime più alte sono già illuminate dal sole. Siamo, pertanto, animati da grande entusiasmo per le ottime possibilità che la giornata sembra offrirci, con sole, nevai da attraversare, panorami meravigliosi e non ultimo il rientro in Italia attraverso la Fénetre du Durand ed il raggiungimento del rifugio Letey Champillon. Dal rifugio scendiamo sui pascoli fino al ponte di Grand Chermotane dove iniziamo la salita, dapprima piuttosto ripida poi più dolce, che porta al Colle Fénetre du Durand a 2797 mt racchiuso tra la severa parete del Mont Gelé ( 3518 mt ) e il Mont Avril ( 3347 mt ). Da qui scendiamo sul sentiero che attraversa il macereto, transita accanto ad un laghetto e poi in una zona caratterizzata da grandi massi. Raggiunta l’Alpe Thoules seguiamo la strada sterrata fino a Lombardin, da dove un sentiero conduce all’alpeggio di Balme. Prendiamo ora la strada pianeggiante degli alpeggi fino a incontrare il sentiero che si dirama sulla destra. Saliamo lungo il pendio erboso e raggiungiamo il Ru de By. Procediamo ora lungo il tracciato pianeggiante che attraversa l’ampia conca di By per giungere nei pressi dell’Alpe Néan dove l’itinerario abbandona il Ru de By per salire lungo il sentiero all’alpeggio di Pessinoille e di qui al rifugio Letey-Champillon. Il rifugio non è affollato come i precedenti in Svizzera anche perché una parte degli escursionisti che dovevano arrivare dalla Cabane de Chanrion sono scesi, probabilmente, al paese di Ollomont. Il rifugio è accogliente e ordinato ed è proprio quello che ci voleva con una camera solo per noi, una cena abbondante a base di pastasciutta ( finalmente! ) e buona carne e verdure e non poteva mancare, ancora finalmente, un buon bicchiere di vino rosso. Assistiamo ad un eccezionale tramonto per luminosità e bellezza con in prima fila a nord le montagne svizzere dal Grand Combin al Mont Gelé ed a sud la Valle d’Aosta e le sue montagne.

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Il 28 luglio ci svegliamo molto presto per prepararci con calma per l’ultima tappa che prevede il rientro a Saint Rhemy- en- Bosses a 1619 mt per una durata del percorso prevista in circa 6 ore effettive di cammino.

Dal rifugio affrontiamo la breve ma ripida salita che porta al Col Champillon a 2708 mt. Il sentiero è ben tracciato e  percorrendolo la mole del Grand Combin si offre alla vista per l’ultima volta, mentre sul col Champillon lo sguardo spazia fino al Monte Bianco. Dal colle iniziamo la lunga discesa, su sentiero sempre ben tracciato, che conduce all’alpeggio di Pointier. Seguiamo ora la  strada dell’alpeggio verso destra; passiamo il ponte sul torrente Menouve e ci immettiamo su un’altra strada proveniente da Etroubles. Seguita quest’ultima per un breve tratto, volgiamo a sinistra e ci portiamo all’Alpe Combe Germain. Ora il sentiero si alza sulla destra e raggiunge il Ru d’Eternod, da dove prendendo a sinistra proseguiamo lungo il percorso pianeggiante della pista fino al suo termine. Quindi scendiamo lungo il sentiero fino a raggiungere l’alpeggio di Barassone. Raggiungiamo una strada sterrata che si segue verso sinistra per un breve tratto fino ad incontrare una deviazione. Prendiamo il ramo di sinistra che scende dolcemente nel bosco e che conduce, infine, al borgo di Saint Rhemy- en- Bosses.

L’avventura finisce con il raggiungimento delle 2 auto lasciate nel piccolo parcheggio; sono le 13,30 e c’è il tempo di rivestire i panni cittadini e di scendere a valle in cerca di un buon ristorante. A Etroubles notiamo un ristorante che ci ispira fiducia. La scelta è azzeccata poiché, data anche l’ora tarda, il pranzo- esclusiva cucina valdostana – è abbondante, vario e squisito. Ci sentiamo in perfetta forma e pronti ad affrontare in tranquillità il viaggio di ritorno a Mestre che raggiungiamo intorno alle 21.00.

Il nostro trekking è veramente finito e le conclusioni che si possono trarre sono senz’altro positive; la fortuna anche questa volta ci ha sempre positivamente assistito. Il Tour des Combins è risultato, come da previsioni,  più impegnativo di quello del Monte Bianco per la lunghezza delle tappe, per l’affollamento dei rifugi e per i prezzi dei rifugi svizzeri. Il dislivello complessivo è stato di 4450 mt in positivo e di 4650 mt in negativo… Certamente gli anni passano ma il desiderio di ritornare tra le montagne della Valle d’Aosta è troppo forte e in grado di superare con facilità qualsiasi resistenza.

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Del resto le Alte Vie nella Vallée non mancano e certamente nuovi itinerari molto interessanti stanno aspettandoci.

Chissà se il 2011 sarà un altro anno fortunato!

Noi certamente ce lo auspichiamo con tutto il cuore.

Gita in bici con morale (ovvero: “Una bella storia”)

febbraio 3, 2010 by  
Nella categoria escursioni, racconti

Era una meravigliosa domenica di fine settembre; il clima mite ci permetteva ancora di progettare gite in mountain bike. Assieme a Gianni e Oddo (e grazie all’ospitalità di quest’ultimo), progettammo di partire da Caoria raggiungere il Rifugio Refavaie percorrere una parte della Val Fossernica e, attraverso Malga Fossernica Di Dentro e malga Fossernica di Fuori raggiungere nuovamente Caoria ).

Era una salita che avevo già percorso e sapevo che non presentava tratti particolarmente impegnativi. Perciò partii serenamente, intenzionata a godermi appieno la giornata e la gioia che anche la fatica sa dare quando ci si trova a così stretto contatto con la Natura.

Dopo una lunga salita avevamo progettato di fermarci per uno spuntino in una delle due malghe che avremmo incontrato.

La stagione era avanzata, ma noi speravamo comunque di essere fortunati.

La prima malga era chiusissima, quindi decidemmo di proseguire fino alla seconda, poco distante, che io ricordavo dalla volta precedente perché ubicata in un posto incantevole già sulla via di discesa.

Malga Fossernica Di Fuori

Vedemmo un piccolo fuoristrada parcheggiato accanto all’abitazione e un cane che ci venne incontro abbaiando con aria ostile.

Dopo poco comparve dall’uscio un uomo molto alto a cui facemmo un cenno al di qua dello steccato che delimitava la malga. Gli chiedemmo cortesemente se facessero qualcosa da mangiare; altrettanto cortesemente ci rispose che non cucinavano che lui era lì solo con la sua famiglia e le sue mucche ma, visto che stavano mettendo in tavola per loro, ci avrebbero volentieri offerto quello che stavano cucinando. Ci colpì subito la gentilezza di quell’uomo che, dall’italiano incerto con cui ci aveva risposto, intuimmo essere straniero. Ci fece entrare nella sua casa dove, accanto ad un camino acceso sul quale stava cucinando la polenta, erano sedute altre 5 persone che ci presentò come sua moglie, suo figlio e una coppia di amici con relativo figlio.

Poiché l’aria era piuttosto freschetta, l’uomo (di cui non ricordo il nome che pur ci disse quando si presentò) ci invitò a rimanere a mangiare nella sala del camino. Noi declinammo l’invito perché ci sembrava di interrompere un tranquillo pranzo domenicale (che ne direste voi se, mentre state scolando la pasta si presentassero a casa vostra degli emeriti sconosciuti che chiedono un boccone?) e ci accomodammo fuori su un ampio tavolo di legno dove, poco dopo, comparve un tagliere con svariati pezzi di formaggio di malga, un salame, una pagnotta e un fiasco di vino.

Si pranza

Ci coprimmo per bene e cominciammo a mangiare, grati per quello di cui potevamo godere: le montagne meravigliose davanti a noi, il cielo sereno, il sole che ancora ci donava del tepore, e il cibo, offertoci da un’anima gentile.

In fin dei conti quell’uomo, alla nostra domanda, avrebbe potuto rispondere semplicemente “No, non facciamo da mangiare ed inoltre mi sto mettendo a tavola con i miei amici”. Non ci saremmo stupiti di questa risposta, l’avremmo considerata normale; ma, invece di liquidarci, ci aveva offerto quello che aveva.

Finito il pranzo rientrammo nella malga, ci scaldammo un po’ al fuoco del camino e scambiammo due parole con i nostri ospiti. La coppia in visita era di Caoria; quando chiedemmo al malgaro da dove venisse lui ci rispose tentennando e con una malcelata ritrosia: “Io vengo da Romania”. La sua vergogna mi colpì: era evidente che avrebbe preferito non rispondere ad una simile domanda.

Mi aveva ferito il suo sguardo da cane bastonato mentre rispondeva; forse pensava che anche noi, come molti, avremmo a quel punto giudicato non la persona per come si era a noi presentata, ma in base alla nazionalità a cui apparteneva.

Quando chiedemmo quanto gli dovessimo, il nostro amico rispose: “Niente”. Ovviamente insistemmo, ma lui si rifiutò decisamente di accettare del denaro dicendo, nel suo italiano un po’ incerto “Io vi avevo detto che vi potevo offrire del formaggio e della salsiccia, se volevo essere pagato ve l’avrei detto prima. Quelli che vi ho dato sono prodotti della malga, io non voglio essere pagato per questi”.

Lasciammo 30 euro sul tavolo, cercando di fargli capire che quei soldi avrebbero voluto essere un misero riconoscimento alla sua gentilezza (comunque impagabile), più che un pagamento dei prodotti che ci aveva offerto.

Salutammo calorosamente i nostri amici ed inforcammo nuovamente le nostre bici per goderci, ancora più felici di quando eravamo arrivati, i 14 KM (e 1.000 metri di dislivello!) di discesa verso Caoria.

Come si capisce da questa storia (vera in ogni sua parola, anche se potrebbe sembrare una favola), esistono solo uomini buoni e uomini malvagi e nessun’altra razza oltre a quella umana.